Gestione delle terre e rocce da scavo

Il provvedimento, che è stato pubblicato lo scorso 7 Agosto ed è entrato in vigore il 22 Agosto 2017, individua le procedure applicabili sia nei cantieri di piccole dimensioni che in quelli di grandi dimensioni.

Si tratta di un unico corpo normativo che:

  • riformula le disposizioni già vigenti per le terre e rocce da scavo (TRS) qualificate come sottoprodotti (abrogando le disposizioni previgenti sul caso specifico)

  • disciplina il riutilizzo nello stesso sito di produzione delle terre e rocce da scavo

  • definisce la gestione delle terre e rocce qualificate come rifiuti

  • delinea la gestione delle terre e rocce da scavo prodotte nei siti oggetto di bonifica

 
1- Gestione come SOTTOPRODOTTI delle terre e rocce da scavo prodotte in cantieri di piccole dimensioni e in cantieri di grandi dimensioni non sottoposti a VIA e AIA.
 
Per cantieri di piccole dimensioni si intendono i cantieri in cui sono prodotte terre e rocce da scavo in quantità non superiori a seimila metri cubi, calcolati dalle sezioni di progetto, nel corso di attività e interventi autorizzati in base alle norme vigenti.
Per cantieri di grandi dimensioni non sottoposti a VIA o AIA si intendono i cantieri in cui sono prodotte terre e rocce da scavo in quantità superiori a seimila metri cubi, calcolati dalle sezioni di progetto, nel corso di attività o di opere non soggette a procedure di valutazione di impatto ambientale o ad autorizzazione integrata ambientale.
 
Principali novità rispetto alla previgente gestione:

  • invio della dichiarazione almeno 15 giorni prima dell’inizio dei lavori di scavo (allegato 6 al DPR);

  • comunicazione preventiva (15 giorni prima) delle modifiche sostanziali;

  • obbligo di utilizzo di specifico documento per il trasporto dei materiali all'esterno del sito (Allegato 7 al DPR);

  • obbligo di trasmissione della Dichiarazione di Avvenuto utilizzo entro il termine di validità della dichiarazione (Allegato 8 al DPR);

  • nuovi soggetti destinatari (Comune e ARPA);

  • set analitico minimo per la verifica dell’assenza di contaminazione (vedi allegati al DPR);

  • nuovi requisiti per l’eventuale deposito intermedio (art. 5 del DPR).

 
Ai fini della gestione come sottoprodotti delle terre da scavo prodotte in cantieri di piccole dimensioni e in
cantieri di grandi dimensioni non sottoposti a VIA e AIA, è necessario che il produttore (definito come “il
soggetto la cui attività materiale produce le terre e rocce da scavo”) attesti la sussistenza delle condizioni
previste dall’articolo 4 del provvedimento per la qualifica delle terre e rocce da scavo come sottoprodotti
(assenza di contaminazione, certezza ed idoneità di utilizzo) tramite la trasmissione, anche solo in via
telematica, almeno 15 giorni prima dell’inizio dei lavori di scavo, del modulo di cui all’allegato 6 al Comune
del luogo di produzione e all’Arpa territorialmente competente.
 
Nella dichiarazione il produttore indica le quantità di terre e rocce da scavo destinate all’utilizzo come sottoprodotti, l’eventuale sito di deposito intermedio, il sito di destinazione, gli estremi delle autorizzazioni per la realizzazione delle opere e i tempi previsti per l’utilizzo, che non possono comunque superare un anno dalla data di produzione delle terre e rocce da scavo, salvo il caso in cui l’opera nella quale le terre e rocce da scavo qualificate come sottoprodotti sono destinate ad essere utilizzate, preveda un termine di esecuzione superiore.
 
L'utilizzo delle terre e rocce da scavo può avvenire :

  • per reinterri, riempimenti, rimodellazioni, miglioramenti fondiari o viari oppure per altre forme di ripristini e miglioramenti ambientali, per rilevati, per sottofondi;

  • nel corso di processi di produzione industriale, in sostituzione dei materiali di cava.  

I tempi previsti per l’utilizzo possono essere prorogati una sola volta e per la durata massima di sei mesi, in presenza di circostanze sopravvenute, impreviste o imprevedibili. A tal fine il produttore, prima della data di scadenza del termine di utilizzo indicato nella dichiarazione, comunica al Comune del luogo di produzione e all’Agenzia di protezione ambientale territorialmente competente, il nuovo termine di utilizzo, motivando le ragioni della proroga.
 
Nel caso di modifica sostanziale dei requisiti di cui all’articolo 4 (modifica di tecnologie di scavo, aumento di volume in banco, modifica del sito di destinazione o di deposito intermedio) il produttore aggiorna la dichiarazione iniziale e la trasmette, anche solo in via telematica, al Comune del luogo di produzione e all’Agenzia di protezione ambientale territorialmente competente. Decorsi 15 giorni dalla trasmissione della dichiarazione aggiornata, le terre e rocce da scavo possono essere gestite in conformità alla dichiarazione aggiornata.
 
Il trasporto delle terre e rocce da scavo è accompagnato dalla documentazione indicata nell’allegato 7, predisposta in triplice copia; una per il produttore, una per il trasportatore e una per il destinatario, anche se del sito intermedio, ed è conservata dai predetti soggetti per tre anni.
 
L’utilizzo delle terre e rocce da scavo è attestato all’autorità competente mediante la dichiarazione di avvenuto utilizzo, resa dal produttore con la trasmissione, anche solo in via telematica, del modulo di cui all’allegato 8 all’autorità e all’Arpa competenti per il sito di destinazione, al Comune del sito di produzione e al Comune del sito di destinazione. La dichiarazione è conservata per cinque anni dal produttore.
 
La dichiarazione di avvenuto utilizzo deve essere resa entro i termini previsti ed indicati nella dichiarazione iniziale effettuata con l'allegato 6 (eventualmente prorogati secondo le condizioni sopra descritte).
L’omessa dichiarazione di avvenuto utilizzo entro tali termini comporta la cessazione, con effetto immediato, della qualifica delle terre e rocce da scavo come sottoprodotto, con la conseguente applicazione della disciplina rifiuti (art. 14 del DPR).
Il deposito intermedio non può essere considerato utilizzo.
 
Nel rispetto dei dettagli di cui all'art. 4 del Decreto,ai fini della verifica dell'assenza di contaminazione, il set di parametri analitici da ricercare va valutato caso per caso.
Il provvedimento definisce tuttavia un set analitico minimale (tabella 4.1 di cui all'allegato 4).  
 
2- Gestione come SOTTOPRODOTTI delle terre e rocce da scavo prodotte in cantieri di grandi dimensioni sottoposti a VIA e AIA.
 
In tali casi le terre e rocce da scavo possono essere utilizzate decorsi 90 giorni dalla presentazione del Piano di Utilizzo (art. 9 del DPR), fatta salvala richiesta di integrazioni da parte dell'autorità competente.
Per tutti i dettagli si rimanda all'art. 9 e seguenti del provvedimento.
 
3- Utilizzo nel sito di Produzione delle terre e rocce da scavo ESCLUSE dalla disciplina dei rifiuti.
 
All'art. 24 il Decreto in parola dispone che le terre e rocce da scavo siano escluse sia dalla disciplina rifiuti che da quella dei sottoprodotti, nel rispetto dei dettami di cui all'art. 185 comma 1 lettera c) del D.Lgs. 152/06 e successive modifiche ed integrazioni, quando:

  • siano utilizzate interamente nel sito stesso di produzione;

  • sia verificata la non contaminazione ai sensi dell'art. 4 del DPR (unitamente al test di cessione in caso di materiali da riporto).

 
4- Disciplina del deposito temporaneo delle terre e rocce da scavo qualificate come RIFIUTI
 
Il DM 120/2017 introduce alcune agevolazioni per il deposito temporaneo delle terre e rocce da scavo qualificate come rifiuto e quindi definite dai codici CER 170503 (rifiuto pericoloso) o 170504 (rifiuto non pericoloso).
Tale deposito temporaneo può essere effettuato nel rispetto delle seguenti condizioni complessive:

  • raggruppamento e il deposito preliminare alla raccolta realizzati presso il sito di produzione;

  • le terre e rocce da scavo qualificate come rifiuti contenenti inquinanti organici persistenti di cui al regolamento (CE) 850/2004 sono depositate nel rispetto delle norme tecniche che regolano lo stoccaggio dei rifiuti contenenti sostanze pericolose e sono gestite conformemente al predetto regolamento;

  • le terre e rocce da scavo sono raccolte e avviate a operazioni di recupero o di smaltimento secondo una delle seguenti modalità alternative:

  1. con cadenza almeno trimestrale, indipendentemente dalle quantità in deposito;

  2. quando il quantitativo in deposito raggiunga complessivamente i 4000 metri cubi, di cui non oltre 800 metri cubi di rifiuti classificati come pericolosi. In ogni caso il deposito temporaneo non può avere durata superiore ad un anno;

  • il deposito è effettuato nel rispetto delle relative norme tecniche;

  • nel caso di rifiuti pericolosi, il deposito è realizzato nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute e in maniera tale da evitare la contaminazione delle matrici ambientali, garantendo in particolare un idoneo isolamento dal suolo, nonché la protezione dall’azione del vento e dalle acque meteoriche, anche con il convogliamento delle acque stesse.

 
5- Gestione delle terre e rocce da scavo prodotte nei siti oggetto di bonifica.
 
Nel caso in cui il sito di produzione delle terre e rocce da scavo ricada in un sito oggetto di bonifica, sulla base dei risultati della caratterizzazione di cui all'art. 242 del D.Lgs. 152/06 e successive modifiche ed integrazioni, su richiesta e oneri a carico del proponente, i requisiti di qualità delle terre e rocce da scavo di cui all'art. 4 del DPR 120/2017 sia del sito di produzione che di quello di destinazione sono validati dall'Arpa territorialmente competente.
Sul caso specifico si veda il dettagli di cui all'art. 12 del DPR in esame.

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